Varese, una culla dell'aviazione italiana: da Macchi a Volandia

Chi conosce Varese per i suoi laghi, per il Sacro Monte o per le ville che ne hanno fatto un luogo di villeggiatura raramente immagina che questa fascia di territorio, tra il Lago di Varese e il Lago Maggiore, sia stata anche una delle culle dell'aviazione italiana. Eppure, tra gli anni Venti e la fine della Seconda Guerra Mondiale, qui si concentrò una parte importante della progettazione e della costruzione aeronautica nazionale. Le tracce di quella stagione sono ancora visibili, e in un caso si possono persino visitare.

La Macchi e i caccia nati a Varese

Il nome più legato alla città è quello dell'Aeronautica Macchi, che proprio a Varese, con i suoi capannoni affacciati sul lago, ebbe il centro di progettazione e costruzione. Negli anni Venti e Trenta la Macchi si fece conoscere nel mondo grazie agli idrovolanti da corsa disegnati dall'ingegnere Mario Castoldi per la Coppa Schneider, la competizione che spingeva i costruttori a cercare la massima velocità. Da quella ricerca nacque il Macchi M.C.72, che il 23 ottobre 1934, pilotato da Francesco Agello, raggiunse circa 709 km/h: un primato di velocità per idrovolanti con motore a pistoni che non è mai stato battuto.

La stessa scuola progettuale passò poi dai velivoli da competizione ai caccia da guerra. Il primo fu il Macchi C.200 Saetta, monoplano dal motore radiale entrato in servizio alla fine degli anni Trenta. Da esso derivò il Macchi C.202 Folgore, che, adottando un motore in linea di origine tedesca costruito su licenza in Italia, divenne uno dei migliori caccia della Regia Aeronautica. L'evoluzione finale fu il Macchi C.205 Veltro, considerato tra i caccia italiani più riusciti dell'intero conflitto. Tutti progettati da Castoldi, tutti figli degli stessi stabilimenti varesini.

Sesto Calende e il trimotore SM.79

Pochi chilometri più a ovest, dove il Ticino esce dal Lago Maggiore, Sesto Calende ospitava un'altra industria aeronautica di primo piano, la SIAI (Società Idrovolanti Alta Italia), poi nota come Savoia-Marchetti. Anche qui la tradizione era nata dagli idrovolanti, ma il prodotto più celebre fu un trimotore terrestre: il Savoia-Marchetti S.M.79 Sparviero. Progettato negli anni Trenta come veloce aereo da trasporto, divenne il principale bombardiere italiano della guerra e si distinse soprattutto nel ruolo di aerosilurante nel Mediterraneo. La sua sagoma, con la caratteristica gobba sul dorso della fusoliera, è rimasta uno dei simboli dell'aviazione italiana del periodo.

Volandia, dove la storia si può toccare

Per vedere da vicino questa eredità non serve andare lontano. A Somma Lombardo, a ridosso dell'aeroporto di Milano Malpensa, sorge Volandia, uno dei maggiori musei dedicati al volo in Italia. Non è un luogo scelto a caso: il museo occupa gli ex stabilimenti aeronautici Caproni, un'altra delle grandi industrie pioniere del volo italiano. Le sue sale ripercorrono oltre un secolo di storia dell'aviazione, dai pionieri agli aerei militari, con velivoli, motori e ricostruzioni che permettono di cogliere in modo concreto l'evoluzione tecnica di cui Varese e la sua provincia furono protagoniste.

Una gita con uno sguardo in più

Inserita in un weekend tra i laghi, una visita a Volandia aggiunge una dimensione inattesa al territorio: quella di una terra che, oltre ai paesaggi e alle ville, ha contribuito a scrivere la storia dell'aviazione. Prima di partire conviene verificare orari e modalità di ingresso aggiornati sul sito ufficiale del museo. Per chi invece vuole approfondire le caratteristiche tecniche e le vicende dei velivoli citati, le schede dedicate offrono il quadro completo, dai caccia Macchi al trimotore di Sesto Calende.

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