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Le età del ferro
30 settembre 2006 - Ferro: modellato, tagliato, rotto e levigato. È il ferro il vero protagonista dell’arte di Marcello Corrà, giovane artista piemontese.
Marcello Corrà, giovane artista piemontese, che apre la stagione espositiva 2006/2007 allo SPAZIO ZERO di Gallarate con la mostra “Le età del ferro”.
Un titolo curioso che pone due diverse chiavi di lettura. Come accade spesso nella lingua italiana è sufficiente cambiare un apostrofo, un accento o una sillaba, e il significato di una parola o di una frase può cambiare.
Da una parte dunque questo titolo fa pensare a “l’età del ferro”, era preistorica che colloca questo nobile materiale fra le più antiche e importanti scoperte nell’evoluzione dell’uomo dall’altro le età sono anche le diverse tappe dell’evoluzione stilistica e concettuale dell’artista, che si evidenzia in queste ultime opere, con un percorso sempre più approfondito verso la comprensione e la conoscenza della scultura. Le età del ferro dunque quali fasi di crescita e sviluppo di un tema che viene affrontato da Marcello Corrà a partire dal 2003.
Dai primi disegni e bozzetti delle “Connessioni”, sculture geometriche, minimali caratterizzate da una pulizia estrema della linea e della forma, attraverso barre filettate che simboleggiavano la possibilità di movimento necessario ad ottenere il giusto equilibrio tra gli elementi che compongono la figura, Corrà passa ad una fase successiva contraddistinta dal movimento che avvicina le forme in connessione: non siamo più di fronte a un semplice fatto di “compatibilità” tra una o più parti che creano continuità di forma e superficie nella scultura, ma alla “volontà” che intende interagire, dialogare, incontrarsi.
Tale operazione non è certamente facile, anzi, il cambiamento di direzione, la torsione, la diversa concezione della propria identità, necessaria a comprendere un’altra realtà, provocano sofferenza:il materiale si lacera, la saldatura mette in evidenza la sua natura porosa, materica: compaiono “graffe” che cercano di impedire il disfacimento delle forme, dei volumi.
Le “Connessioni” diventano “Chio-do”, prendendo ispirazione proprio dai vecchi chiodi forgiati un tempo dai fabbri e usati per tenere unite le travature dei tetti. Proseguendo nella ricerca, il “Chio-do” ritrova la sua unità formale per diventare poi “Frammento” dove si perde completamente il riferimento al chiodo e la scultura si esprime liberamente attraverso una propria forma e un proprio movimento nello spazio.
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